Il ruolo della comicità nella comunicazione secondo Germano Lanzoni.


12 Nov 2020

Il ruolo della comicità nella comunicazione secondo Germano Lanzoni.

Germano Lanzoni, formatore, comico e webstar irriverente, ha aperto la venticinquesima edizione di Richmond Marketing forum, che quest’anno si svolge online insieme alla decima edizione di Richmond Digital communication forum.
Germano è di casa ai Richmond forum, e certifica con la sua amicizia l’anima profondamente meneghina di Richmond Italia.
Nel corso di una chiacchierata distesa e aperta alle domande di Claudio Honegger e di alcuni partecipanti collegati on-line, Germano è partito dalla definizione del comico come un comunicatore contemporaneo che sa mettersi al servizio del brand.
Guardando indietro alla storia, il comico si ricollega alla tradizione del giullare di corte e del bardo, abilitati a parlare al popolo in concorrenza con l’altra grande famiglia di comunicatori, i preti.

Germano ha evocato i suoi grandi maestri milanesi – che campeggiano nelle gigantografie della libreria Feltrinelli alla stazione Centrale di Milano, salutando chi arriva – Dario Fo, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci.
Dei tre, secondo Germano, Jannacci è il più “human” quello capace di ascoltare e raccontare le storie degli ultimi.
Ma la consapevolezza non basta, ci deve essere anche l’urgenza, il bisogno di comunicare.

Quali sono dunque le peculiarità del registro comico nella palette della comunicazione?
Germano cita un grande standupper americano, George Carli.

“La comicità abbassa le difese” lo percepiamo quando il pubblico si scioglie in una risata ed è in questo esatto istante che si crea uno spazio di opportunità per chi ha qualcosa da comunicare.
Germano sostiene che dopo questo istante il pubblico è più aperto a ricevere un’informazione di valore perché tempo e attenzione del pubblico sono una risorsa preziosa, e questa benevolenza va conquistata in tempo reale, sotto i fatidici 8 secondi.
Altrimenti i contenuti vengono “scrollati”, e tu vieni bypassato.
Scrollare è il nemico.

L’ironia deve essere consapevole e leggera.
Lo sa bene Germano, che con la sua HBS, Human Business Entertainment, ha lanciato character come il Milanese Imbruttito e format come le interviste di Pausa Pranzo, rivolte al segmento business, che “in leggerezza” in sole due stagioni hanno raggiunto 1,5 milioni di visualizzazioni, 20mila follower su LinkdIn e 130mila su Instagram.
Era Molière che sosteneva che “Una cosa che esce dalla bocca di un filosofo gli fa perdere la testa, dalla bocca di un comico invece porta allegria.”
Ma il segreto di Pausa Pranzo è proprio qui: quello di dialogare con le persone, prima che con i ruoli aziendali.

Ruolo oggi significa persona, anzi, azienda oggi significa persona.
Nell’arco di una lunga gavetta al servizio dei brand, Germano ha trovato il punto di equilibrio fra dinamica comica e rischio di perdita dell’empatia.

Come orientare l’ironia in funzione di un obiettivo?
Viene in aiuto il filosofo Henri Bergson, che nel 1901 scrisse l’insuperato Homo ridens. Bergson stabilisce i quattro ingredienti di base dell’umorismo. 1. Community (avere un linguaggio comune con il pubblico).
2. Vittima (ridere di uno che cade, per esempio).
3. Astrazione di sensibilità (astrarsi dalla situazione e dal dolore).
4. Esercizio di intelligenza.

Per quanto riguarda la vittima, il punto cruciale è la distinzione fra “ridere di” che è ostile e crudele, e “ridere con”, in cui la vittima stessa è invitata all’autoironia.
In questo secondo registro, ridere irradia perché anche la vittima si sente dentro il gioco, e irradia sorriso, e per l’effetto specchio tutti noi sorridiamo senza che nessuno se ne abbia a male.
L’ironia è dunque una chiave di accesso alle relazioni umane.
Per esempio, nella gestione delle risorse umane: pensiamo all’importanza del “ridere con” dentro un team di lavoro, e quale aiuto possa essere per chi deve coordinarlo.

Tutti i problemi nascono dal fatto che l’ironia è soggettiva e per questo deve stare attenta a non escludere. Come tende a fare la nuova leva di standupper under 30 legati a uno stile aggressivo e provocatorio, con una comicità d’urto ma di nicchia, che fa fatica a uscire dalla propria bolla.

Quanto sia importante la soggettività del pubblico nel recepire la comicità, Germano l’ha fatto capire raccontando un aneddoto tratto dalla sua carriera artistica.
Ha ricordato di un locale a Milano in cui nella prima parte della serata due comici si esibivano al pian terreno e due al primo piano, mentre nella seconda si scambiavano di posto.
C’erano serate in cui il pubblico di Germano del pian terreno rideva senza controllo dall’inizio alla fine. Standing ovation. Mentre quello del primo piano non capiva nemmeno una battuta. Gelo assoluto.

Inclusione vuol dire empatia, vuol dire mettere l’altro a proprio agio e trovare il punto di contatto, l’ingaggio,  che passa sempre attraverso l’identificazione. Germano ha fatto due esempi pratici di inclusione ed esclusione. Il progetto Viva la Vulva come benchmark di comicità inclusiva, E lo spot del Trentino come esempio di comicità esclusiva, rivelatasi poi un clamoroso autogol.

Il Milanese Imbruttito è il risultato di un processo di identificazione territoriale.
L’identificazione classica è nel condividere problemi, situazioni di criticità. Nei progetti con i brand, Germano racconta le criticità risolte, la cui soluzione è il prodotto.
Il valore aggiunto dell’elemento comico in questi casi è far fluire il più possibile il fattore “human”. Il suo motto è “Vedere la risata là dove gli altri vedono problemi.” Ma per arrivarci, occorre essere certi di essere in sintonia con il pubblico, per questo nel suo team ci sono autori donne, che compensano il suo lato maschile, ed è un team intergenerazionale.

In conclusione, Germano ha fatto questa raccomandazione ai direttori marketing che decidono di coinvolgere un artista comico in un progetto: “Non comprate mai a scatola chiusa.”
Dovete capire se il discorso fa al caso vostro. Andate a vedere gli artisti dal vivo, o comunque studiateli prima.”

Interessante la risposta che Germano ha dato a una domanda dal pubblico. “La simpatia è innata. Ma se non fai ridere, devi fare il simpatico per forza? Non è controproducente?”.
Ecco la risposta di Germano.
“L’ironia relazionale si può coltivare con l’autoironia, ridere “con” se stessi non “di” se stessi. Ridere con noi stessi ci permette di capire la distanza fra reale e ideale. Se ci focalizziamo solo sulla dimensione ideale, viviamo nell’ansia. Se invece riusciamo anche a considerare il reale, allora la distanza che li separa riusciamo a leggerla con ironia. E così impariamo a ridere anche da soli. Accettare il proprio limite porta al sorriso e sviluppare l’ironia porta ad accettare gli altri, perché io e gli altri siamo sullo stesso piano.
L’errore che può costare il posto – non importa se l’ho fatto io o l’hanno fatto gli altri –  diventa un errore che si può risolvere.

Altro elemento fondamentale è l’esercizio. Noi comici siamo in perenne osservazione. Monitoriamo costantemente ciò che succede fuori di noi e dentro di noi. Siamo dei formidabili osservatori. Non è solo talento.”

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