Impariamo dallo 007 Vincenzo Fenili il kit di pronto soccorso che nella vita ognuno dovrebbe portare con sè.


8 Gen 2021

Impariamo dallo 007 Vincenzo Fenili il kit di pronto soccorso che nella vita ognuno dovrebbe portare con sè.

L’opening speaker della terza edizione di Richmond Security Director forum è stato Vincenzo Fenili, nome in codice Kasper, agente sotto copertura dei servizi segreti e autore di diversi libri. Fenili ha una vita molto interessante da raccontare, ricca di spunti di riflessione anche per chi non deve essere coraggioso di mestiere.

La verità è plasmabile dai media.

Nel corso del suo intervento, Fenili è partito dal tema della verità.
Se esistono elementi sufficientemente circostanziali per ritenere che in una casa vi siano dei terroristi con ostaggi, allora l’assalto è giustificato.
Il coraggio è la leva che consente di intervenire e confermare la verità.
Ed è sempre il coraggio che consente di affrontare l’assunzione di responsabilità in caso di vittime collaterali.
Naturalmente, poi ci sono le verità costruite a tavolino per giustificare un intervento militare, come nel caso della Baia del Tonchino o della Seconda guerra del Golfo in Iraq con la vicende delle armi di distruzioni di massa, due classici esempi di montature.
Oppure, ci sono le verità processuali, che possiamo definire can of worms, ossia vaso di Pandora: tutto è molto più complicato di quello che sembra, e a fine giornata in un tribunale è emersa la verità che quel giorno ha funzionato meglio.

Per un agente sotto copertura, la verità è ciò di cui lui riesce ad autoconvincersi. Negli anni ’90 Fenili ha partecipato a due importanti operazioni di contrasto al narcotraffico. In un caso ha impersonato un brillante pilota di linea che doveva mantenere un tenore di vita molto alto: in quel caso ha smesso di recitare, e si è totalmente immedesimato nel ruolo.

Dal tema della verità, Fenili è passato a quello della paura.

Come si affronta la paura?
Fenili sostiene di non spaventarsi facilmente, ma nemmeno di sottovalutare le situazioni. Occorre ridimensionare la percezione negativa per renderla accettabile, ma non eliminarla: in alcuni casi la paura è persino auspicabile per affrontare imprevisti estremi. “Io ho imparato a non spaventarmi facilmente, ma anche ad accettare momenti in cui ho avuto paura, riuscendo ad esorcizzali. Ho sempre diffidato di quelli che in momenti di stress, come saltare fuori da un aereo di notte con un paracadute, si facevano beffe dell’ansia. Io mi tenevo la mia ansietta ripassandomi le procedure d’emergenza.”

Fenili racconta di due episodi. Il primo è quello di una finta fucilazione durante la guerra in Jugoslavia, subito fuori Vukovar, dove venne fermato e catturato da forze filoserbe.

“Ci fu detto che saremmo stai fucilati al mattino dopo. Parlando con l’amico francese ci convincemmo che non potevamo fare nulla, e quindi affrontammo la cosa con una dose di incoscienza, trovando le risorse per gestire la paura, anche se poi non ci ho dormito qualche settimana.”

Ben diverso fu quando Fenili fu sequestrato nel corso di un’operazione e trascorse 273 giorni d’inferno in Cambogia fra continui spostamenti e la prigionia in un campo di rieducazione per prigionieri politici.
“Lì registrai un livello di ansia e di paura crescenti, pensavo di non farcela. Nessuno mi sarebbe venuto a tirar fuori, avrei dovuto fare per conto mio, avevo problemi di salute, avevo sempre fame e sete, ero regredito allo stato animale e pensavo solo a nutrirmi. Al terzo tentativo riuscii ad evadere ma avevo messo in conto di non farcela. Avevo accettato l’inaccettabile.

A proposito del coraggio, Fenili parla di due tipi di coraggio.
Uno che si può coltivare e scoprire, e uno che è innato. Il coraggio è la reazione che ci consente di subire fatti drammatici e mortali in maniera dignitosa e nobile ma anche aggressiva se necessario. “Io penso che esistano situazioni in cui il coraggio si alimenti con la freddezza, la determinazione e soprattutto la convinzione che ne valga la pena.”

Fenili parla anche di ‘buon senso eroico’ facendo riferimento all’attentato alla redazione di Charlie Hebdo di parigi, in cui persero la vita 12 persone e 11 furono ferite.  “I due terroristi entrano nell’ambiente blindato al piano della redazione insieme a una giornalista. Lo spazio è ristretto, loro sono agitati, probabilmente sono sotto l’effetto di sostanze. La donna in quel momento avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, fingere una crisi epilettica, o sacrificarsi in nome del bene del gruppo. E invece lei si fa aprire la porta, facendo entrare in redazione i terroristi. Lei non è morta, e immagino i suoi sensi di colpa.
Questo è ciò che chiamo buon senso eroico: la capacità e il coraggio fisico di accettare la possibile morte per un bene superiore. Occorre trattare il prossimo come se si trattasse di salvare la vita ai propri cari, senza esitazione.”

Nella visione di Fenili l’imprevisto va gestito con freddezza.
Che sia un intoppo durante una caduta libera col paracadute, una gomma a terra, il telefonino dimenticato a casa, una crisi economica, un momento di crisi sociale, un evento di spionaggio industriale… Le emergenze prevedibili sono ben poche.
In aviazione, per esempio, gli imprevisti non disastrosi sono stati analizzati da tempo e sono tutto sommato prevedibili. I piloti in questi casi seguono una doppia procedura: hanno le immediate actions – due, tre, quattro azioni salvavita – e poi le check list per individuare la causa.

Ma per tutto il resto, per le emergenze vere che causano il disastro, c’è solo il fattore umano a salvare la vita delle persone.
Come è successo quella volta che Fenili ha rischiato di essere smascherato come agente sotto copertura dopo un’operazione durata due anni.
Un capo dei trafficanti voleva incontrarlo di persona, ma la reazione immediata insolente e provocatoria di Fenili evitarono questo incontro pericoloso: l’intermediario si convinse che solo un pazzo poteva sollecitare un incontro che poteva costare la vita.

Un altro tema affrontato da Fenili è quello della qualità dei dati.
L’enorme quantità di dati oggi disponibili non sempre consente l’analisi dell’elemento umano. Questo spiegherebbe perché, nell’abbattimento dei terroristi con i droni, 8 vittime su 10 sono innocenti. E questo rende ancora oggi gli operatori bravi sul campo insostituibili, per quanto possa essere costosa la loro preparazione.

Traslando la sua esperienza al mondo del business, Fenili parla di un kit di soccorso da portarsi sempre dietro.
In auto tiene un kit di strumenti, una corda, un estintore e una cassettina di pronto soccorso. “Mi fa sentire più tranquillo.”
Una dotazione del genere dovrebbe essere presente anche nelle nostre vite. “In questo kit ci sono la presa di coscienza che nella nostra vita non dobbiamo essere ansiosi ma dobbiamo mettere in conto che imprevisti ed emergenze possono capitare. Lo stress può uccidere, dobbiamo gestire la paura con coraggio, anche quello che non abbiamo. E soprattutto dobbiamo fare un bilancio di ciò che dobbiamo proteggere. Applicando il buon senso eroico, sacrificare la propria vita ha senso per salvare una figlia o un figlio, non per salvare il denaro in un ufficio postale.”

Nel mondo di Fenili, il confine fra imprevisto ed emergenza è più nebuloso e difficile da definire che in aviazione.
Per questo, occorre prepararsi ad affrontare le situazioni non in modo casuale, e avere una buona coscienza di quello che si sta facendo e del proprio grado di preparazione.

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