Senza riforme il rischio cresce.


28 Set 2020

Senza riforme il rischio cresce.

La tredicesima edizione del Richmond Finance forum si è inaugurata ieri a Rimini con uno speaker d’eccezione, Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici e professore all’Università Cattolica di Milano.
Con la flemma degli economisti che hanno rivestito incarichi di rilievo e sono abituati a soppesare ogni singola parola perché sanno che possono determinare reazioni brusche del mercato – ma senza rinunciare a voler spiegare le cose complicate in modo semplice – Cottarelli ha parlato della crisi finanziaria ed economica del Paese e delle contromisure adottate dal governo italiano e dalle istituzioni bancarie e politiche europee.

La previsione della caduta del pil per l’anno in corso, in linea con quanto succede negli altri paesi, è nell’ordine del 10-12%, una “botta” che non si registrava dai tempi della II Guerra mondiale.
Oggi c’è incertezza sulla durata delle due crisi – sanitaria e finanziaria – ma resta la convinzione diffusa che una politica keynesiana di tamponamento ed espansione della spesa pubblica, e quindi di indebitamento sia inevitabile.
Senza queste misure difensive di reintegro della capacità di spesa di cittadini e impresa, saremmo andati incontro al disastro.

Si parla di 30 miliardi di euro nel 2019 e 220 miliardi di euro nel 2020. L’Italia riceverà dunque una “marea di soldi”. Saranno sufficienti?
Il fabbisogno lordo di finanziamento dello Stato, composto dalle voci di spesa e dalla restituzione dei prestiti in scadenza, è di 530 miliardi.
Ne risulta che quasi la metà del fabbisogno arriverà dalle istituzioni finanziarie e politiche UE. È un bell’aiuto ma pesano diverse incognite. L’efficacia di questo sostegno dipenderà dai moltiplicatori keynesiani e dalla reazione dei mercati. “Quando si mettono i soldi in tasca alla gente, poi bisogna vedere come reagiscono”, infine lo Stato italiano è lento negli investimenti pubblici.

“Io ho abbastanza fiducia che quest’anno e il prossimo li scavalliamo, il problema è il medio termine” – ha detto Cottarelli.
Alla fine del prossimo anno le istituzioni UE deterranno il 28% dell’intero debito pubblico italiano, e questa è una buona notizia, perché si tratta di debiti a tasso zero o negativo, o addirittura a fondo perduto.

Negli ultimi dieci anni, la crescita media dell’Italia è stata dello 0,2%, contro il 2% della Germania. Secondo Cottarelli, solo crescendo il debito nazionale può diventare sostenibile.
Per crescere più rapidamente l’Italia dovrà attuare riforme e investire. Dovrà, per usare un’espressione di Draghi, fare “debito buono”, come il colesterolo buono.
Cottarelli ha poi elencato una serie di investimenti prioritari: “Bisogna investire in infrastrutture, sul verde e la sostenibilità, nel digitale, investire per ridurre o snellire la burocrazia che è troppo lenta e oberata da un eccesso di regole, investire in capitale umano (pubblica istruzione, ricerca e asili nido) e non per ultimo investire per una riforma della giustizia che è uno dei maggiori deterrenti per gli investitori internazionali.”

Il monito di Cottarelli non è drammatico ma fermo. “Quando le cose andavano bene non abbiamo messo fieno in cascina. Se non riusciamo a far partire le riforme, i rischi aumenteranno in futuro.”

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