Prove tecniche di Economia Circolare


25 Set 2020

Prove tecniche di Economia Circolare

Al Richmond Energy Business Forum non potevamo non parlare di Economia Circolare e l’abbiamo fatto insieme a due avvocati collegati in streaming con il pubblico del forum.
Dimenticate gli studi legali dei serial american con centinaia di associati e i partner agguerriti come squali.
Francesco Arecco e Lucia Bitto si occupano di ecologia reale (e non “ecologismo”), cambiamento di prospettiva ed etica nei rapporti commerciali.

Durante la loro conferenza hanno definito la differenza fra impresa lineare e impresa circolare.
Quella circolare considera le persone una risorsa primaria e ad esempio non allontana i manager senior solo perché fanno paura ai capi ma li affianca ai giovani per generare un travaso naturale delle competenze. L’impresa circolare che compra energia è impegnata su quattro livelli: riduce i consumi, cerca fornitori circolari, produce autoenergia e genera coscienza energetica trasversale.
L’Energy Manager da Ufficio Acquisti dell’energia deve oggi diventare una figura nuova.
Per farlo ha diverse leve a disposizione, la legge 231 ad esempio è un ottimo strumento di pianificazione e controllo della circolarità, il sistema perfetto per integrare nuovi meccanismi di autoregolamentazione.

In un’impresa circolare cambia anche la veste giuridica del prodotto: da proprietà deve diventare servizio e da garanzia deve diventare responsabilità.
La gente compra rispettabilità delle imprese, non compra la qualità intrinseca anche perché non la sa più valutare.
La circolarità passa anche da contratti espressi in modo chiaro e immediato, senza l’uso del ‘legalese’, il che richiede alla base una consapevolezza etica molto forte.
L’impresa deve poter affermare che non sta depauperando il mondo per fornire un prodotto, senza voler sapere o far sapere da dove vengano e dove vadano a finire le risorse.
Deve progettare prodotti che abbiano una vita più lunga possibile e deve indicare come vadano smaltiti prendendosi cura di tutto il ciclo di vita.

Oggi la circolarità nell’uso delle risorse è diventata un fattore competitivo, per non dire di sopravvivenza. Le aziende sopravviveranno se saranno apprezzate per una qualità migliore, ambientale e circolare, secondo lo schema Savoir, Savoir faire e Faire savoir.
Le persone sempre di più si stanno rendendo conto che il mondo va tutelato, non si tratta di introdurre l’ennesima autocertificazione ma di usare con pragmatismo e intelligenza gli strumenti di sempre e, scherzando sul clichè degli avvocati senza scrupoli “È bello non dover più far brutta figura facendo i buoni, ora gli stronzi sono in declino.”

Categoria: