A tu per tu con Carlo Caporizzi


21 Lug 2020

A.D di GMDE

A tu per tu con Carlo Caporizzi

Carlo Caporizzi, classe 1964, è attualmente socio e amministratore delegato di GMDE azienda con cui ha iniziato la propria collaborazione nel 2001. Precedentemente ha lavorato per diverse aziende nazionali e internazionali, anche all’estero, in cui ha maturato una crescente esperienza nel campo della gestione della comunicazione, dei contenuti e delle informazioni. Esperienza che, unita alle grandi capacità implementative e realizzative del team GMDE, ha permesso la creazione di soluzioni innovative volte al supporto delle strategie di pubblicazione omnicanale nella comunicazione aziendale.

Buongiorno Carlo e grazie innanzitutto per questa breve intervista. Quest’anno GMDE tornerà al Richmond Marketing forum per il terzo anno consecutivo. Volendo fare un bilancio, quale valore aggiunto vi hanno lasciato le precedenti partecipazioni?

Sicuramente un valore relativo al rapporto umano. Abbiamo costruito moltissime relazioni sul piano personale e lavorativo soprattutto perché le precedenti partecipazioni ci hanno dato la consapevolezza di essere sulla strada giusta per quanto riguarda le scelte strategiche e di prodotto. Questo ci ha dimostrato che, partecipazione dopo partecipazione, la richiesta di quanto stavamo realizzando stesse crescendo e diventando contemporanea. All’inizio invece ci eravamo un po’ spaventati perché sembrava che le aziende non avessero recepito appieno i nostri messaggi e vedessero le nostre soluzioni troppo lontane dalle loro necessità, qualcosa di bello ma per loro irrealizzabile. Ora vediamo che sono loro che ci cercano e ci chiedono di fare ancora di più. Sì, grazie agli eventi Richmond siamo cresciuti molto nella nostra consapevolezza anche su questo mercato, l’ultimo “nato” in casa GMDE.

Per chi non vi conoscesse, di cosa si occupa la vostra azienda?

GMDE ha un pluriennale esperienza nella gestione dell’informazione. Da qualche anno abbiamo allargato la nostra proposta, che inizialmente era destinata esclusivamente al mercato editoriale e della stampa, alle PMI. Ci proponiamo per affiancare le aziende che voglio affrontare la trasformazione digitale fornendo consulenza e tecnologie, i cui obiettivi principali sono la gestione integrata di tutti i canali di comunicazione aziendale e la conseguente riduzione di errori nelle lavorazioni nonché un grande miglioramento del time to market.

A che punto siamo secondo te con la diffusione della cultura digitale nel nostro Paese? Trovi che ci sia maggiore consapevolezza? E come è cambiato negli anni l’approccio e la relazione con il cliente sui temi della Digital Transformation?

C’è un grande divario dovuto soprattutto alla possibilità di talune aziende rispetto ad altre di poter investire o meno in tecnologie abilitanti. Sicuramente sì, è un processo iniziato lentamente che ora si velocizza sempre più in modo esponenziale. Le aziende hanno capito che mettere in atto la Digital Transformation nonostante la paura del cambiamento è oramai un must a cui non si può e non si deve resistere, pena il finire fuori mercato senza nemmeno rendersene conto.

Tempo, gestione, produttività. Come collegheresti queste tre parole al concetto più ampio di “informazione”?

Per la nostra esperienza, la gestione dell’informazione è riduzione del tempo di condivisione dell’informazione stessa ottenuto grazie ad un’ottima gestione dei contenuti che portano ad aumentare la produttività per soddisfare la crescente richiesta da parte del mercato.

Quali sono gli obiettivi più importanti raggiunti dalla tua azienda negli ultimi tre anni e quali invece i progetti a cui vi state dedicando attualmente?

L’obiettivo più importante era quello di diventare uno dei principali attori per la fornitura di sistemi di gestione delle informazioni in ambito aziendale. Non era facile, soprattutto perché partivamo da zero e venivamo da settori in cui eravamo e siamo tutt’ora punto di riferimento. Si trattava di una sfida nella sfida, mettersi in gioco e reinventarsi… ma dovevamo farlo. Non potevamo pensare di essere credibili nell’offrire una trasformazione digitale alle imprese che incontravamo senza esserci passati prima noi stessi. Reinventarsi e, senza negare il passato di cui tra l’altro siamo orgogliosi e fieri di continuare a seguire con grande attenzione e passione, offrire soluzioni assolutamente innovative e incredibilmente efficaci per coloro che le scelgono e che continueranno ad adottarle nel futuro.

Cosa ami maggiormente del tuo lavoro?

La possibilità di conoscere il tessuto produttivo italiano in ogni su sfaccettatura. Il settore editoriale è particolare per tipologia di informazione e per dinamiche che sono uniche ma da quando siamo passati a collaborare con le PMI mi sono reso conto che l’Italia ha un patrimonio di scienza e conoscenza infinito. Ogni azienda con i suoi prodotti è diversa dalle altre, ogni azienda ha necessità diverse dalle altre in tema di comunicazione. E ogni progetto aumenta la nostra capacità di essere di supporto alle aziende che vogliono evolvere.

Con il Covid-19 ci siamo trovati ad affrontare la prima emergenza sanitaria mondiale nell’era dei social media. Osservando le attuali reazioni fuori e dentro il nostro Paese, quali potrebbero essere secondo te gli scenari economici e sociali più probabili nell’immediato futuro e quelli a lungo termine?

Difficile dirlo. Non siamo ancora completamente usciti dall’emergenza se non per la possibilità di tornare a incontrarsi seppur con le dovute precauzioni. La situazione delle aziende è ben lungi dall’essere definita e molte di loro non sono ancora in grado di capire come affrontare i prossimi mesi. Come al solito ci saranno aziende più flessibili, motivate e in grado di cavalcare il cambiamento nel modo di lavorare dei prossimi mesi, cambiamento che sarà epocale, che avranno opportunità che prima forse non avrebbero nemmeno immaginato di poter avere, e altre che purtroppo rimarranno indietro perché non saranno in grado di intuire da subito come è cambiato e continuerà a cambiare il modo di produrre lavoro e ricchezza.  

Il periodo forzato di lock-down ha indiscutibilmente lasciato un segno in ciascuno di noi, sia nella sfera personale che in quella professionale. Ora che ci avviamo finalmente verso una ripresa della “normalità”, sapresti dirci un aspetto positivo ed uno negativo della tua esperienza?

Vivo a Bergamo e posso dire di essere stato a stretto contatto con l’emergenza. Nelle prime settimane le sirene delle ambulanze hanno fatto ininterrottamente da colonna sonora alle nostre giornate e per un certo periodo mi sono chiesto se ci sarebbe stata una fine a questo disastro. Di positivo invece posso dire che siamo stati una di quelle aziende che proprio per quanto sopra, siamo passati senza esitazione alla modalità smart working sin dal 23 febbraio e questo da un lato ci ha tutelato dal punto di vista della salute, dall’altro ci ha fatto trovare pronti quando dal 9 marzo l’Italia si è fermata. Tecnologicamente lo eravamo già da tempo ma quei 20gg ci hanno dato modo di prepararci anche psicologicamente, per cui si siamo fatti trovare pronti nel supportare tutti coloro che hanno dovuto convertirsi a metodi di lavoro diametralmente opposti in pochi giorni.

Cosa vi aspettate dalla partecipazione a questa edizione di Richmond Marketing forum?

Il riconoscimento da parte delle molte aziende partecipanti del duro lavoro fatto in questi anni per farsi trovare pronti a supportare la trasformazione digitale del nostro Paese, cosa che eravamo certi sarebbe prima o poi avvenuta, e che ora per i tragici eventi di questi mesi, ha subito una accelerazione incontrollata che rischia di travolgere chi non saprà cogliere il momento.

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