La giusta distanza come regola di vita.


5 Ott 2020

La giusta distanza come regola di vita.

Gianluca Rocchi, da pochissimo ex arbitro di calcio e da pochissimo dirigente federale, è stato lo speaker che ha inaugurato la terza edizione di Richmond HSE forum a Rimini sul palco del Teatro Novelli.
Gianluca Rocchi, una delle figure più stimate dell’arbitraggio internazionale, ha trascorso 32 anni correndo dietro a una palla sul manto verde, di cui 17 in serie A.

Rocchi è partito dalla considerazione che ci sono molti punti di contatto fra il lavoro dell’arbitro e del responsabile Health Safety Environment: entrambi si prendono cura dell’altro.
Rocchi ha infatti fatto notare che la prima missione di un arbitro è tutelare la salute dei calciatori.

Un altro punto di contatto è la doppia natura del ruolo.
Da una parte la tensione alla carriera individuale, dall’altra la necessità di lavorare in team. In campo come in azienda, gli equilibri non cambiano. Ci si sente soli, si avverte una grande solitudine quando si devono prendere decisioni importanti, ma al tempo stesso questa solitudine si può contenere con il gioco di squadra.
Uno dei fattori per garantire la coesione del team è dialogare anche con quegli elementi che ci sembrano ostili o con un feeling diverso.
In questi casi, mettersi nei panni dell’altro può portare a una svolta.

Una terza similitudine è dover prendere decisioni difficili sotto notevoli pressioni esterne. “La bellezza del nostro lavoro è riuscire ad avere problemi con tutti. Una volta dopo una partita, sono partite ben tre interrogazioni parlamentari di tre diverse forze politiche.”
Non importa se la pressione viene dai genitori di una squadra di ragazzini che si sono dovuti svegliare alle sei del mattino per raggiungere un campo di calcio ghiacciato a Barberino del Mugello o da un ministro dello sport o dai capi della Fifa.

Rocchi infine ha portato sul palco lo spaccato della vita degli arbitri: la necessità ogni anno di confrontarsi con regole nuove, di cui non sempre si comprende la logica. Il cambio delle regole è un passaggio oggettivamente delicato perché bisogna staccarsi da quello che si è fatto l’anno prima.
Fare proprie le nuove regole può essere una fatica devastante.”

Rocchi ha raccomandato ai dirigenti in platea di non avere timore di “seguire la pancia” nei momenti difficili, e di uscire anche dal mandato formale che hanno ricevuto in nome della sostanza del compito, “anche se non è scritto sui fogli”.
Come quella volta che ha sospeso una partita per cori razzisti, e non è stata una decisione facile. “Se senti che una cosa è giusta, allora è giusta.” Quella decisione scattò nel momento in cui capì che poteva servire per cambiare uno stato di fatto, dare una svolta a una situazione negativa.

Partendo da una slide completamente nera, ha raccontato della prima partita post Covid al San Paolo di Napoli fra Napoli e Inter, semifinale di Coppa Italia.
Lo stadio completamente deserto è già un controsenso come luogo per ospitare una partita. Questo scenario ha portato a nuovi comportamenti. Per esempio, una riga tracciata sul campo con la bomboletta per segnare la posizione del calcio di punizione, di colpo viene osservata scrupolosamente. Di solito, invece, ed è umano, i giocatori ondeggiano e cercano di guadagnare centimetri preziosi.
Il contesto porta a considerare più seriamente il tema della giusta distanza.

La tecnologia ad esempio ha fatto evolvere in modo sensibile il lavoro degli arbitri. Rocchi l’ha compreso durante le Olimpiadi 2012, quando per ragioni di sicurezza tutte le comunicazioni sono state schermate, e gli auricolari sono andati fuori uso.
Nell’ultimo decennio, non è stato facile per gli arbitri passare da una condizione di infallibilità a una di fallibilità, ma col senno di poi la professione se ne è avvantaggiata.
L’arbitro oggi è più sereno, anche se il suo ‘potere’ durante i 90 minuti del gioco è meno assoluto. Quello che succede (ed è successo veramente), nel caso in cui si è smentiti da una telecamera al primo minuto di gioco e tocca annullare un rigore concesso, è che occorre riconquistare la fiducia di tutti nei restanti 89 minuti. In generale, la tecnologia è stata una rivoluzione per l’arbitraggio, e oggi il 98% dei risultati è corretto.
Una volta non era così, c’erano continue contestazioni sulle partite in ogni campionato.

La giusta distanza in sostanza è l’unico modo, oggi, per salvaguardare il nostro futuro. Rispettare la giusta distanza vuol dire saper accettare le regole. “Tante volte vi avranno detto, uffa queste regole, che impiccio, che noia. E invece oggi voi con le regole salvate persone e mettete le aziende nelle condizioni di lavorare in sicurezza. E il vostro ruolo è più apprezzato di prima.”

A giudicare dagli applausi, la platea ha annuito.

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