RICHMOND ENERGY BUSINESS FORUM 2020

ANTEPRIMA PROGRAMMA CONFERENZE APRILE

NINO DI FRANCO

Dirigente di ricerca, ENEA

L’UTILIZZO DEI DATI A SUPPORTO DELLE DECISIONI STRATEGICHE

RUOLO E RESPONSABILITÀ DELL’ENERGY MANAGER

La responsabilità dell’Energy Manager spazia da ruoli marginali a ruoli decisionali. Spesso si trova a dover fare scelte importanti per l’ottimizzazione dell’uso dell’energia.
A parte l’obbligo di nomina ai sensi dell’art. 19 della l. 10/91 per quei contesti dove si consumano più di 10.000 tep/anno (obbligo talvolta ancora non rispettato), molte aziende, non individuando e valorizzando a sufficienza una tale competenza interna, rischiano di perdere occasioni di miglioramento del proprio bilancio economico, di aggiornamento tecnologico, e di diffusione – all’interno e all’esterno – di cultura energetica e quindi di cultura etica.
Il seminario illustrerà l’esperienza di un energy manager tra criticità e riconoscimenti, cose fatte e cose da fare, progetti cullati e risultati raggiunti, sempre tra l’incudine della struttura gerarchica da una parte, ed il martello dei regolamenti interni, le novità normative, l’evoluzione della tecnica, la contrattualistica, gli incentivi, la diagnosi obbligatoria, i monitoraggi, ecc. dall’altra.

FRANCESCO ARECCO

Titolare, Studio Francesco Arecco

ECONOMIA CIRCOLARE ED ENERGIA

IL RUOLO DELLA PROGRAMMAZIONE E DELLA GESTIONE ENERGETICA IN FUNZIONE DELLA RESILIENZA DELL’IMPRESA E DELLE SUE SFIDE NEL CAMPO DELLA SOSTENIBILITÀ

Fra i fattori capaci di rendere veramente circolare un’impresa, ai primissimi posti nella classifica degli elementi di sostenibilità, sta l’energia e la sua complessa gestione.
Approvvigionamento, efficientamento, integrazione con fonti rinnovabili, diffusione delle conoscenze in azienda.

LUCIA BITTO

Avvocato, Studio Francesco Arecco

RICCARDO OLDANI

Giornalista e divulgatore scientifico

INDUSTRY 4.0 ED EFFICIENZA ENERGETICA

IN CHE MISURA LE TECNOLOGIE DIGITALI POSSONO CONTRIBUIRE ALL’ENERGY MANAGEMENT?

L’insieme di tecnologie che prendono il nome di Industry 4.0 sta rivoluzionando il modo di concepire l’industria manifatturiera. Il contributo di sensoristica avanzata e connessa, cloud, raccolta e analisi di dati, automazione e robotica, simulazione virtuale e gemelli digitali sta rendendo sempre più efficiente la produzione per moltissimi settori produttivi, dal food all’industria del mobile, dalla meccanica all’automotive, alla meccatronica, dallo stampaggio della plastica e della gomma alla logistica. Un’efficienza che si traduce in tempi ciclo più brevi, qualità più elevata e ripetibile, capacità più spinta di customizzazione del prodotto. Ma che cosa succede dal punto di vista dell’efficienza energetica? Se da un lato i sensori a bordo macchina o in linea sono in grado di indicare in tempo reale eventuali anomalie e di correggere modalità di utilizzo troppo energivore, dall’altro la sempre maggiore diffusione di robot e automazioni sta spingendo verso l’alto i consumi e il fabbisogno energetico. È allora possibile trovare un equilibrio? L’intervento si propone, con un approccio divulgativo, di esaminare studi e rapporti sull’impatto energetico dell’Industry 4.0 e di descrivere progetti e applicazioni che hanno portato risultati interessanti.

ERICA BIANCONI

Ingegnere, EGE certificato UNI 11339

SISTEMI DI GESTIONE DELL’ENERGIA (ISO 50001:2018) ED IL CALCOLO DELLA CARBON FOOT PRINT DI PRODOTTO (ISO 14067:2018) E DI SISTEMA (LA SERIE DELLE ISO 14064)

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico intende dare attuazione a una visione di ampia trasformazione dell’economia, nella quale i temi fondamentali sono rappresentati dalla decarbonizzazione, dall’economia circolare, e dall’efficienza e l’uso razionale ed equo delle risorse naturali. Uso efficiente dell’energia e riduzioni delle emissioni di CO2 sono quindi necessari per contrastare i cambiamenti climatici. I Sistemi di Gestione dell’Energia, certificabili secondo la norma UNI CEI EN ISO 50001, sono uno strumento molto valido per promuovere l’efficienza energetica presso i consumatori di media e grande dimensione. Un sistema di gestione dell’energia è fondamentale per chi intende affrontare gli aspetti energetici all’interno della propria realtà, perché permette di avere un approccio sistemico nella definizione di obiettivi energetici e nell’individuazione degli strumenti adatti al loro raggiungimento e consente inoltre di identificare le opportunità di miglioramento, assicurare il rispetto di tutti i requisiti cogenti e ridurre i costi legati ai consumi energetici. Nello stesso contesto, si rende necessaria la valutazione della Carbon Footprint, ovvero la somma delle emissioni e delle rimozioni di gas ad effetto serra presenti in un prodotto, calcolate mediante un’analisi del suo ciclo di vita LCA (Life Cycle Assessment) ed espresse come CO2 equivalente, parametro attraverso il quale viene valutato l’impatto dell’attività umana sull’ambiente in virtù del noto legame con il fenomeno del surriscaldamento globale del pianeta (Global Warming Potential). L’implementazione di un Sistema di Gestione dell’Energia ed il calcolo della Carbon Foot Print rappresentano quindi una reale opportunità per le imprese e per le Pubbliche Amministrazioni, per il miglioramento dell’immagine verso le parti interessate per l’impegno profuso nella tutela del risparmio energetico e quindi nella tutela dell’ambiente in generale e nello stesso tempo soddisfano i requisiti imposti dal DLgs 102/2014 del 4 luglio 2014 ed offrono un’opportunità di partecipazione a bandi e gare pubbliche, in cui sempre più spesso sono richieste tali certificazioni.

MARIO JORIZZO

Ricercatore, ENEA

SVILUPPO SOSTENIBILE ED ECO INNOVAZIONE DEI PROCESSI PRODUTTIVI E DI CONSUMO

LA TRANSIZIONE AMBIENTALE DELLE IMPRESE VERSO L’USO EFFICIENTE DELLE RISORSE

Il concetto di sviluppo sostenibile ha, negli anni recenti, abbandonato le sale dei dibattiti accademici per conquistare un ruolo di primo piano sia nel dibattito politico sia nella definizione delle strategie aziendali. Lo sviluppo sostenibile, oggi declinato in una matrice di obiettivi, implica una radicale innovazione dell’intero sistema economico e comporta un profondo ripensamento dei modelli di produzione, di consumo e dei processi di ‘governance’ che li regolano. La transizione verso il nuovo modello economico è molto complessa e prevede lo sviluppo di normative e modelli di business nuovi, sempre più basati sulla collaborazione, anche intersettoriale, tra imprese e tra queste e i consumatori e le istituzioni. Per l’implementazione e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità si stanno attuando diverse politiche, tra queste quelle di particolare rilievo sono le azioni per la transizione verso l’Economia Circolare che promuove la produzione di valore riducendo le risorse impiegate, i costi e gli impatti ambientali, grazie anche ad un approccio collaborativo tra imprese, consumatori e istituzioni. Il pacchetto sull’economia circolare della Commissione europea del dicembre 2015 prevedeva fondi per 650 milioni di euro nei programmi Horizon2020 e 5,5 miliardi di euro nei fondi strutturali. Per accelerare la transizione la Banca Europea degli Investimenti, insieme ad alcuni istituti nazionali di promozione (tra cui cassa Depositi e Prestiti), ha avviato l’Iniziativa congiunta per l’economia circolare con l’obiettivo di mobilitare 10 miliardi di investimenti nel periodo 2019-2023. La presentazione cerca di illustrare lo stato dell’arte, quali siano le prossime sfide e le opportunità per le imprese e come si stia evolvendo il quadro regolamentare e i programmi di sviluppo e finanziamento per la gestione della transizione del sistema economico.

ANTONIO RANCATI

Coordinatore generale, CETRI-TIRES

UN GREEN NEW DEAL GLOBALE PER UNA REALE TRANSIZIONE ENERGETICA

LA TRANSIZIONE AMBIENTALE DELLE IMPRESE VERSO L’USO EFFICIENTE DELLE RISORSE

Stiamo entrando in una nuova epoca. Una generazione più giovane, Millennials e Gen Z, sta guidando una conversazione globale intorno a un Green New Deal per affrontare il cambiamento climatico, trasformare l’economia mondiale e creare una civiltà verde dei combustibili post-fossili entro il 2028. L’audace piano economico per salvare la Terra del professore ed economista americano Jeremy Rifkin.

G. B. ZORZOLI

Presidente, Coordinamento FREE

ENERGIA: SCENARIO 2030

LE PROSPETTIVE TECNOLOGICHE, ECONOMICHE, REGOLATORIE E SOCIALI

Reperire le risorse per finanziare gli investimenti necessari a realizzare gli obiettivi 2030 del Piano nazionale energia-clima non è un problema. I problemi sono altrove: nel mancato rispetto delle scadenze previste per le autorizzazioni, nel non tempestivo adeguamento delle norme esistenti, nei problemi di operatività di alcune strutture pubbliche. Si rischia così di non riuscire a realizzare infrastrutture essenziali e, in un settore a rapida innovazione tecnologica, di realizzarne altre con un ritardo tale da renderle immediatamente obsolete. Alcune proposte sensate per rimuovere i principali ostacoli all’attuazione del Piano, consentendo le potenziali ricadute economiche e occupazionali.

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