15 Apr Due chiacchiere con Stefania Zamuner – Arper

Stefania si è occupata di comunicazione per le aziende fin subito la sua laurea in Relazioni Pubbliche e Comunicazione.
Dopo un’esperienza di 6 anni maturata nel settore consumer come Communication and Marketing Specialist per il Gruppo De’ Longhi, è stata Brand Manager per il settore profumeria.

In Arper dal 2013 come Communications Manager, si occupa di comunicazione interna ed esterna, PR ed eventi.  Appassionata di tutto quello che ruota intorno al mondo del marketing, è incuriosita da tutto ciò che è nuovo e sperimentazione.  

Buongiorno Stefania, grazie per questa intervista e per aver scelto di intervenire all’edizione 2019 di Richmond Marketing forum. Questa è la prima volta che partecipi. Cosa ti ha spinto a scegliere questo evento?

Credo nell’importanza della formazione continua, dell’apertura a nuovi stimoli e nella creazione di reti di relazioni, che consentono di creare opportunità di collaborazione e crescita reciproca. Non è tuttavia sempre facile orientarsi nell’offerta variegata che il mercato propone. Precedenti esperienze di alcune colleghe che hanno frequentato il Forum gli anni scorsi sono state molto positive. Contare sull’esperienza positiva dei colleghi rappresenta un buon punto di partenza

Di cosa ti occupi esattamente?

Sono Communication Manager per Arper. Gestisco le PR (coordino 6 agenzie PR in tutto il mondo), la comunicazione direzionale, l’advertising e la comunicazione interna ed esterna all’azienda.

Quali sono secondo lei le competenze necessarie per svolgere il tuo lavoro?

Visione strategica, flessibilità mentale, curiosità, capacità di ascolto e di sintesi, resistenza allo stress. 

E quali sono invece le maggiori difficoltà che il marketing affronta nel veicolare una value proposition di successo?

È fondamentale essere sostanzialmente coerenti.
Sostanzialmente nel senso di “veramente”.
Consegnare un messaggio di brand chiaro, consistente e facile da leggere, che il consumatore possa riscontrare in tutti i touch-point di comunicazione, e che contribuisca alla costruzione di un posizionamento specifico per il marchio. La coerenza deve estendersi a tutte le funzioni aziendali che dialogano con il consumatore.

Il marketing non è una funzione avulsa dal contesto aziendale, è parte di un sistema che deve agire coerentemente per la costruzione di un brand. La value proposition quindi non si costruisce in ufficio marketing, ma sedimentando una cultura aziendale diffusa e condivisa. Questo comporta che tutta l’azienda sia consapevole e sensibile, e comprenda che ogni azione compiuta ha un riflesso sulla comunicazione: customer service, logistica, qualità, uffici tecnici, tutti contribuiscono alla costruzione di una value proposition di successo.  La vera sfida oggi è proprio la costruzione di una cultura aziendale con questo approccio mentale.

C’è una metafora con cui descriveresti la tua azienda?

Mi piace pensare ad Arper prendendo spunto da uno dei nostri valori fondanti “light”, rispetto al quale ci definiamo “light as a bird not as a feather”. Leggeri come uccelli per librarsi in volo, ma non privi di spessore come una foglia.

Cosa sono per te il lavoro, il talento e la passione? Pensi che questi fattori abbiano influito sullo sviluppo della tua carriera? Hai mai rinunciato a qualcosa per seguire la tua passione?

.Personalmente ho seguito una passione e una predisposizione. La comunicazione mi ha sempre affascinato per i suoi risvolti sociali e relazionali. Ha il potere di influire in modo concreto sulle scelte delle persone, di determinare priorità e punti di vista, di stabilire tendenze e mode. Nel suo lato oscuro, ha il potere di strumentalizzare e governare la realtà. La passione quindi ha guidato molte mie scelte e credo che il talento vada coltivato e allenato, con disciplina, applicazione e curiosità di sperimentare, per migliorare sempre.  Mi ritengo molto fortunata, il mio lavoro coincide con la mia passione e credo che dovrebbe essere così per tutti, dato che il lavoro un pochino ci definisce.

Qual è la cosa più folle che hai fatto?  

Scegliere di seguire i desideri del momento, in diversi momenti della mia vita.  È un vizio che ho…

Quali libri hanno ti influenzato di più?

Nella lettura cerco bella scrittura ed evasione, traggo gli spunti più interessanti dalle esperienze concrete.

Quali sono le attività che nella tua pratica quotidiana metti in campo per sostenere e sviluppare la sostenibilità d’impresa? 

In Arper nel 2005 è stato costituito un team di sostenibilità, che da ormai 13 anni si occupa delle certificazioni ambientali e della sostenibilità di prodotto e processo. È mio compito supportarli e rendere fruibile il loro lavoro. Non tanto e non solo perché venga utilizzato come leva di comunicazione, ma come strumento di costruzione di cultura aziendale. Come dicevo prima, questa è la vera sfida oggi, e un brand oggi deve essere sostenibile, ha una precisa responsabilità sociale a cui rispondere, non abbiamo un Planet b, per citare uno statement efficace.

Come sei approdata alla posizione che attualmente ricopri e come si è evoluto il tuo ruolo nel corso degli anni?

Il mondo del design mi ha sempre attratto per le sue potenzialità espressive. Arper mi interessava per la sua lucidità di visione, nella volontà di affermarsi nell’industry con un posizionamento molto forte. Mi sono proposta e ci siamo scoperti simili. Il mio lavoro è evoluto insieme ai contorni dell’azienda. Erano due le agenzie PR con cui Arper collaborava al mio arrivo nel 2013, oggi sono sei. Abbiamo aperto nove showroom nel frattempo, costituito team marketing e comunicazione in diverse filiali, formato risorse che oggi sono di supporto ai mercati locali. È un progetto in cui credo ancora molto e che mi appassiona tutti i giorni.

Come analizzi la concorrenza?

Abbiamo un tem di marketing strategico che si occupa di analisi di mercato e di competitors, coadiuvato da manager di filiali dislocate sui mercati strategici, che ci supportano con la loro esperienza.

Quali sono secondo te i comportamenti che caratterizzano un bravo leader?

Unire il gruppo, definire chiaramente responsabilità e competenze, motivare, creare processi di confronto e feedback, includere.

Nella tua esperienza professionale c’è stata una persona in particolare che si sia rivelata un vero e proprio mentore?

Il mio primo capo vero, una donna, al mio primo lavoro vero, molto diverso da quello attuale. Determinazione e concretezza si combinavano a resilienza e capacità d’ascolto. Con una bella dose di ironia e spontaneità, doti che in una donna apprezzo moltissimo. Credo che sia ancora un modello per me. La devo trovare e glielo devo dire!

A proposito di Digital Transformation, come ha affrontato la tua azienda questo necessario processo e come tu, da Marketing Manager, hai raccolto questa sfida?

Arper sta affrontando una evoluzione digitale molto importante. Sono state inserite figure specializzate, si è aperto un dialogo tra più funzioni. Anche in questo caso, non si tratta di una funzione che si può confinare ad un dipartimento, ma che tocca molti ambiti aziendali, coinvolti a diversi livelli. Il binario da percorrere è assolutamente questo, l’importante è comprendere che digitalizzazione non significa social media…

Tre aggettivi che secondo te descrivono meglio il Marketing Manager del futuro?

Come per il buon leader: capace di delineare una “big picture”, flessibile e aperto al nuovo, inclusivo.

Grazie Stefania! È stato davvero un piacere conoscerti meglio.
Ti aspettiamo a Rimini dal 12 al 14 Maggio per due intense giornate di Richmond Marketing forum!