24 Apr Quando un Leader deve gestire la Paura.

Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita quanto la paura possa trasformare le nostre risorse raggelandole in attributi inutili e inefficaci.
Sul lavoro la paura gioca un ruolo importante: la paura di perdere potere, denaro, controllo, ruolo e stato sociale, la paura di sbagliare, la paura di fallire, la paura di non aver messo in sicurezza dati e persone.
Come dunque un buon leader può e deve gestire la paura?
L’abbiamo chiesto a Katharina Tsalikis che, nata in Canada da padre greco e mamma svizzera, dopo una carriera internazionale come Direttore HR in ABN Amro Bank,  Barclays e Kellogg’s  ha avviato la sua attività di coaching e consulenza manageriale con un focus sul change management.

Ciao Katherina, a HSE Forum hai tenuto un workshop sulla leadership e sembra che nel corso della storia dell’umanità si sia passati dai muscoli all’empatia.
Oggi il leader è colui che sa rapportarsi con le persone esattamente come LORO vorrebbero che lo si facesse, che è una cosa  diversa dal fai agli altri quel che vorresti fosse fatto a te. Sei d’accordo? Cosa ne pensi?

Si, sono d’accordo. Abbiamo la tendenza a proiettare sugli altri le nostre esigenze in base alle nostre leve motivazionali che non sempre sono in sintonia con quelle degli altri. Questo crea frustrazione, malintesi e spesso aumenta il livello di stress di entrambi. Imparando a capire quali sono le leve da “toccare” nell’altro potremo avere un dialogo più proficuo oltre a migliorare i nostri rapporti interpersonali e stimolare la performance nell’altro.

A HSEForum che si è svolto lo scorso Marzo a Rimini si è parlato di sicurezza e parlando di sicurezza inevitabilmente si finisce a parlare di paura. Come secondo te un buon leader deve gestire la paura?

Le nostre paure e ansie sono nate nei primi anni di vita in base al nostro ambiente e ai messaggi che ci sono stati trasmessi “non parlare con gli sconosciuti, non toccare quello, occhio che cadi, stai attenta….”. Queste semplici frasi trasmesse con l’intenzione di proteggere e curare i propri figli spesso assumono significati diversi.
Capire la fonte della nostra paura, razionalizzarla ed evitare di trasmetterla a nostra volta è il modo in cui un leader può gestirla con successo.

Spesso la paura ha a che fare con il cambiamento e l’innovazione perché induce uno stravolgimento nei processi, nelle competenze e nei ruoli delle persone coinvolte. Tuttavia l’innovazione è il motore del successo.
In questo caso un leader come deve affrontare queste dinamiche?

Di nuovo si torna alla radice della nostra paura. Per esempio se un leader ha la tendenza di voler la perfezione in tutto quel che fa, l’innovazione potrebbe spaventare per il semplice fatto che l’ambiguità non porta sempre alla perfezione.
In questo caso il leader dovrebbe riflettere sulle aspettative dell’azienda, che spesso richiede decisioni veloci e l’introduzione di novità per differenziarsi dai competitor.
Se il leader è troppo focalizzato su ogni piccolo dettaglio e preferisce non agire finché non ha tutta l’informazione disponibile potrebbe perdere occasioni di ascolto: dei membri della squadra, delle esigenze dei clienti o dei segnali che dà il mercato stesso.
Questo leader dovrebbe analizzare (perché è bravo a farlo!) qual è l’impatto della sua perfezione sugli altri e soprattutto sui risultati che porta…quanto potrebbe portare in più usando  quel 30% di tempo che passa a rivedere il lavoro, cercando il dato “perfetto” e consegnando un lavoro che va eccessivamente al di sopra delle attese di chi l’ha chiesto?

Pensiamo al leader che dà troppa importanza a quello che pensano gli altri : in questo caso potrebbe opporre resistenza a portare idee o proporre cambiamenti per paura che non siano in linea con le aspettative dell’altro o per evitare conflitti nel team. In questi casi, il leader dovrebbe affrontare il cambiamento tramite il coinvolgimento delle persone (team, capi, clienti) per capire meglio le esigenze dell’altro senza dare per scontato che ha già capito tutto (per non impegnarsi nel dialogo che potrebbe creare delusioni o per evitare scontri).

Ci possono essere tante situazioni che provocano paura e ognuna va affrontata in modo specifico, basta capire la fonte della paura!

Tra i grandi innovatori degli ultimi tempi mi vengono in mente Richard Branson che ha detto: “scordatevi la sicurezza il futuro è imprevedibile” e Brian Chesky fondatore di Airbnb che ha basato tutto il suo business sul concetto di fiducia dando vita all’odierna sharing economy.
Secondo te quanto la fiducia pesa nelle scelte di un buon leader?

Per stimolare l’innovazione la fiducia è fondamentale…ma si parte dalla fiducia in se stessi!
Se diamo troppo retta alla nostra voce interiore che spesso ci fa cambiare strada (“è un’idea stupida…non funzionerà mai…è troppo pericoloso…”) ci fa evitare i cambiamenti e rimanere attaccati ai nostri schemi mentali, allora  il cambiamento non avviene.
Si tratta di andare in controtendenza con i  nostri schemi e chiederci “cos’è il peggio che può succedere?”.
Possiamo tornare alla radice delle nostre paure e renderci conto che la voce è il nostro meccanismo di difesa che sta parlando – potrebbe essere semplicemente il papà che ci diceva “sii concreto!! o hai la testa tra le nuvole!!” .
Meno male, non siamo tutti chirurghi e quindi il rischio di provare è abbastanza limitato.
Solo quando abbiamo guadagnato la fiducia in noi stessi possiamo iniziare a dare la fiducia agli altri, ed è in quel momento che grandi cose succedono!

Mario Tozzi nella sua conferenza di apertura sulle Paure fuori Luogo ci ha spiegato che la paura e di conseguenza la sicurezza la si affronta e gestisce attraverso la conoscenza e la memoria, quindi portando avanti una cultura non basata sulla superstizione.
Anche la leadership è una questione culturale o il compito del leader è anche quello di fare cultura?

Direi tutte e due. Tendiamo a ripetere gli stili di leadership imparati dai nostri punti di riferimento nella vita (genitori, professori, capi) oltre alla cultura dell’azienda.
Per esempio se l’azienda chiede la perfezione, ricerchiamo la perfezione e alimentiamo questo nostro schema mentale.
Il ruolo del leader è di staccarsi dalle pressioni sociali e capire bene quella che è la sua visione per il proprio reparto: che senso ha all’interno dell’azienda e che valore dà ai clienti esterni.
Quando il senso è chiaro per il leader automaticamente avrà un senso per la sua squadra e per ogni individuo all’interno della propria squadra. Di conseguenza, ogni decisione e azione “parla” con questo senso e questa visione…con coerenza e stimolando la motivazione intrinseca per tutti. Questa è la cultura che può creare il leader di successo!

Grazie mille Katharina per questa interessante conversazione, ti aspettiamo al Security  Director Forum a Giugno ad Artimino per parlare ancora insieme di leadership, sicurezza ed equilibrio.

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